di Mario Tosetti
Social vietati agli under 13 o regole sugli algoritmi? In Parlamento torna il dibattito sulla tutela dei minori online tra nuove proposte di legge

Il rapporto tra minori e piattaforme digitali torna al centro della discussione politica e istituzionale.
A riaccendere l’attenzione sono stati recenti fatti di cronaca, decisioni giudiziarie negli Stati Uniti e le iniziative della Commissione europea, che spingono verso una regolamentazione più stringente.
In Italia, il tema si riflette in un rinnovato attivismo parlamentare, con nuove proposte di legge che si aggiungono a quelle già presenti ma mai approvate.
La proposta Carfagna: limiti rigidi e controlli sull’età
Tra le iniziative più recenti c’è quella promossa da Mara Carfagna.
Il progetto punta a introdurre un divieto totale di accesso ai social per i minori di 13 anni e un utilizzo fortemente regolato per la fascia tra i 13 e i 16 anni.
L’idea è quella di limitare contatti, messaggi e contenuti suggeriti, rafforzando allo stesso tempo il ruolo dei controlli parentali. Un elemento centrale della proposta è la verifica dell’età, che verrebbe affidata all’Agcom.
Secondo Carfagna, le norme attuali risultano insufficienti e facilmente aggirabili, rendendo necessario un aggiornamento per proteggere la salute e lo sviluppo dei più giovani.
La proposta del Pd: focus sugli algoritmi
Di diverso approccio la proposta presentata dal Partito Democratico, con primo firmatario Antonio Nicita.
In questo caso, l’attenzione si sposta dal semplice accesso ai social al funzionamento interno delle piattaforme.
Gli algoritmi, secondo il testo, non sono strumenti neutrali, ma sistemi capaci di influenzare comportamenti e creare dipendenza. Per questo verrebbero sottoposti a obblighi di trasparenza e a controlli più stringenti, sempre sotto la supervisione dell’Agcom.
La proposta include anche misure per i minori, come una verifica dell’età integrata direttamente nei dispositivi o negli store digitali.
Un terreno comune: verifica dell’età e tutela digitale
Nonostante le differenze, esistono punti di contatto tra le diverse forze politiche.
Un esempio è rappresentato dai progetti condivisi presentati da Marianna Madia e Lavinia Mennuni, che prevedono un sistema di verifica dell’età e limitazioni all’accesso per i minori senza consenso dei genitori.
Questa proposta, tra le più avanzate nel percorso parlamentare, resta però ferma in commissione da mesi, a dimostrazione delle difficoltà nel trovare una sintesi politica.
Molte proposte, nessuna legge approvata
Il Parlamento italiano conta già numerosi disegni di legge sul tema, provenienti da diversi schieramenti politici.
Le soluzioni variano: dall’identità digitale per verificare l’età, al rafforzamento del consenso dei genitori, fino a ipotesi di divieti più ampi. Tuttavia, nessuna proposta è riuscita finora a completare l’iter legislativo.
Questo stallo contrasta con quanto avviene in altri Paesi europei ed extraeuropei, dove sono già state introdotte prime forme di regolamentazione.
Una sfida ancora aperta
Il dibattito sulla tutela dei minori online resta quindi aperto e complesso.
Da un lato c’è chi punta a limitare l’accesso alle piattaforme, dall’altro chi vuole intervenire sui meccanismi che regolano la diffusione dei contenuti.
La sfida sarà trovare un equilibrio tra protezione, libertà digitale e innovazione tecnologica, in un contesto in cui l’urgenza del tema è ormai riconosciuta da tutte le forze politiche.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Minori e social, nuove leggi in Italia: scontro tra divieti e algoritmi proviene da Associated Medias.

